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		<title>Il giardiniere 018 Settembre &#8211; Ottobre 2019</title>
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				<pubDate>Mon, 13 Jan 2020 16:06:19 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[https://issuu.com/edizionilaboratorioverde/docs/il_giardiniere_018_completo pag 40-41-42 Il giardiniere 018 Settembre &#8211; Ottobre 2019 I fulcri, ideati da Terradice per trovare una soluzione a un problema inaspettato, rappresentano un innovativo progetto di recupero delle alberature secolari. Abbiamo chiesto i dettagli al responsabile tecnico Mauro [&#8230;]]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://issuu.com/edizionilaboratorioverde/docs/il_giardiniere_018_completo">https://issuu.com/edizionilaboratorioverde/docs/il_giardiniere_018_completo</a></p>
<p>pag 40-41-42</p>
<p><strong>Il giardiniere 018 Settembre &#8211; Ottobre 2019 </strong></p>
<p><em>I fulcri, ideati da Terradice per trovare una soluzione a un problema inaspettato, rappresentano un innovativo progetto di recupero delle alberature secolari. Abbiamo chiesto i dettagli al responsabile tecnico Mauro Guidolin. </em></p>
<p><em>Di Nora Adamsberg </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>IL NUOVO CHE AVANZA </strong></p>
<p>Il viale di Cart a Feltre, in provincia di Belluno, costellato di un lungo susseguirsi di carpini monumentali, simbolo di bellezza: una vera “galleria” verde sotto la quale sono passati nobili, lavoratori, contadini, letterati, eserciti di tutte le frazioni nella Prima e nella Seconda Guerra Mondiale, partigiani e staffette e ora, in tempo di pace, residenti, turisti e viaggiatori entusiasti. Alberi che sono testimoni “parlanti” anche di quanto il clima stia cambiando: sono lì da due secoli e mezzo, sopportando tutte le intemperie, ma non avevano mai affrontato una tempesta come quella di Novembre 2018 che ha abbattuto tre esemplari sollevando la zolla radicale. Proprio nel tratto più significativo, nei pressi e nella proprietà di Villa San Liberale. Fortunatamente i proprietari della Villa, hanno repentinamente interpellato Terradice – Atelier del paesaggio, società specializzata in architettura del paesaggio, consulenze agronomico-forestali e ambientali, realizzazioni paesaggistiche, e manutenzioni specialistiche del verde. Primo obiettivo: capire se e cosa era possibile fare.</p>
<p>Nel dettaglio il reportage di quanto avvenuto (compreso il lieto fine).</p>
<p>RECUPERO MIRATO</p>
<p>La volontà di ripristinare il valore ecologico, simbolico, storico e paesaggistico del complesso, poneva Terradice davanti a una tematica estremamente delicata, per cui era necessario sviluppare degli interventi che tenessero conto, in modo mirato e accurato, del valore dei singoli esemplari, parte distintiva e strutturante di un elemento monumentale identitario.</p>
<p>E’ stato quindi elaborato un programma di recupero mirato che prevedeva, per le piante schiantate, la ricollocazione in sede e l’applicazione di tecniche innovative di tutoraggio che consentissero di mantenerle in posizione corretta, senza compromettere lo stato vegetativo e anzi, permettendo loro di vegetare nuovamente. La società ha creato così una nuova soluzione, il sistema di tutoraggio chiamato i Fulcri: costituito da strutture portanti curve in acciaio Cor -ten a tripla curvatura, studiata per garantire solidità ed elasticità e permettere quindi all’albero il naturale movimento. La particolare forma delle strutture, nonché il loro dimensionamento, è dovuto anche al fatto che non si può rischiare di danneggiare le radici in prossimità della pianta, già delicata per la sua vetustà, per mettere in opera i plinti di fondazione. Terradice, anche a lavori eseguiti, continua a seguire l’evoluzione del progetto, per apportare continue migliorie e assicurare la perfetta ripresa delle alberature, che comunque dovranno sempre essere aiutate dai Fulcri: alberature di queste dimensioni ed età, infatti, presentano oggettive difficoltà di riancoraggio radicale rapido e un sistema di tutoraggio come questo sarà di fondamentale importanza per garantire la sicurezza futura. Per Terradice si tratta di un altro momento di evoluzione e di superamento delle soluzioni offerte nell’ambito della progettazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>SOTTO LA LENTE: NUMERI E DIMENSIONI</p>
<p>Ciascun elemento è costituito da 16 moduli a sezione quadrata cava, di dimensione 100mm x 100 mm, spessore 4 mm e di lunghezza variabile per l’adattamento alle diverse inclinazioni. L’intera struttura si presenta guardandola dal piede verso la parte più in alto formata da due bracci speculari composti ognuno da 8 moduli saldati tra loro. I due bracci sono saldati insieme per tutta la lunghezza dei primi moduli partendo dalla base, i secondi moduli sono uniti a metà da staffa in acciaio. I moduli sono stati saldati in modo tale che rispetto all’asse del precedente svoltino su assi differenti conferendo alla struttura le curvature necessarie. I fulcri hanno un’altezza di 360 cm dal piede alla parte più alta e si sviluppano dal piede alla parte distale con uno sbalzo di 320 cm e un’apertura totale al castello di 215 cm. La base dei Fulcri è composta da una piastra di 75 cm x 75 cm, spessore 12 mm con quattro fori per il fissaggio sul plintino, dai lati del plintino partono 8 latrine di acciaio inclinate a 45° verso i bracci per rinforzare la piastra ed evitare lo strappo dei bracci anche se sottoposti sforzi laterali. Il plintino di ancoraggio è composto da 1 mc di cemento armato ngk 300, dal quale fuoriescono le barre filettate D30 mm (dove viene imbullonata la piastra) saldate sulle staffe dell’armatura. Per il montaggio sono necessari circa tre giorni compresi i tempi tecnici per l’indurimento del cemento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LA PAROLA DI MAURO GUIDOLIN responsabile tecnico di Terradice Atelier del paesaggio</p>
<p><strong>I Fulcri, oltre a essere impiegati da Terradice, sono /saranno anche commercializzati per essere utilizzati da altri professionisti e altre imprese? </strong></p>
<p>I Fulcri devono essere dimensionati e prodotti basandosi sull’altezza e il peso delle piante da sostenere, possono essere anche commissionati da altre imprese e professionisti che ne facciano richiesta, l’installazione è però molto importante e preferiamo eseguirla noi direttamente.</p>
<p><strong>Come è nata l’idea?</strong></p>
<p>L’IDEA DEI Fulcri è nata perché era necessario trovare una soluzione sicura per recuperare (restaurare) i carpini schiantati, attraverso la loro rimessa in sede. La forma del Fulcro è data in parte dalla necessità assolvere ad alcune problematiche tecniche:</p>
<p>presenza della strada: gli alberi non potevano essere ancorati con tiranti sui quattro lati perché da un lato c’è la strada;</p>
<p>apparato radicale: non si poteva e quindi il plintino di fondazione doveva essere distante dal fusto e in un unico punto. Il tutore doveva quindi sbalzare molto per arrivare a superare il castello dell’albero con la parte distale rispetto al piede fissato a terra;</p>
<p>necessità biomeccaniche e di recupero: per fare un confronto forse poco scientifico, ma sicuramente molto chiaro, il tutore è progettato per comportarsi, nei confronti della pianta, più come una stampella che come un gesso. Con il gesso i muscoli delle gambe si atrofizzano perché non ricevono sollecitazioni e, una volta rimosso, le gambe non risultano in condizioni di sostenere il corpo. Con la stampella si dà un aiuto alla persona nel sostenersi mantenendo in parte la tonicità dei muscoli e la capacità motoria. La tripla curvatura, infatti, consente al tutore di flettere per assorbire le raffiche di vento e permettere alla pianta di muoversi quel tanto che basta per attuare quei processi atti alla formazione delle strutture biomeccaniche radicali e del fusto che potrebbero un giorno renderla autonoma (nel caso dei carpini di Cart forse quel giorno non arriverà mai per la vicinanza della strada e per la vetustà).</p>
<p>In parte, invece, la forma è dovuta a necessità estetiche: il Fulcro non deve essere una presenza percettivamente invasiva, deve lasciare l’albero protagonista; la forma organica riprende le movenze delle specie arboreem il che si adatta molto bene anche e soprattutto ai contesti di particolare pregio paesaggistico e ambientale come il Cart. Il risultato dal vivo del Fulcro installo dà la sensazione che sia la terra stessa a voler sostenere i suoi figli prediletti, allungato dal profondo un braccio forte il giusto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Perché avete deciso di realizzarli in acciaio Cor-ten? </strong></p>
<p>La scelta del materiale doveva soddisfare una serie di condizioni e prestazioni ti tipo meccanico, estetico ed avere una durata nel tempo. Per sostenere esemplari di quelle dimensioni, era necessario realizzare una struttura dalle elevate prestazioni in termini di resistenza alle sollecitazioni meccaniche dovute al naturale movimento della pianta e dalle forze esterne agenti su di essa, per esempio una tempesta a grande intensità come quella già subita dai Carpini del viale di Cart. La validità dell’acciaio Cor-ten che prende il nome dalle sue peculiari caratteristiche (COR-rosion resistance, alta resistenza alla corrosione TEN-sile strength, elevata resistenza meccanica) manifesta la sua efficacia anche in termini di resistenza agli agenti atmosferici con la creazione di una patina superficiale che protegge l’acciaio nel tempo e che acquisisce il tipico colore bruno, esteticamente gradevole allo sguardo. L’acciaio Cor-ten consente di creare strutture più leggere e snelle rispetto a quelle che si possono creare con il ferro, che per altro anche se zincato e verniciato (con conseguente consumo di materiale ed energia) non potrà mai garantire stessa durata. Inoltre, consente una lavorazione molto simile al ferro in fase di taglio dei moduli e saldatura, ed è bene ricordare che è interamente riciclabile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Nell&#8217;installarli si riscontrano difficoltà operative?</strong></p>
<p>Non ci sono grandi difficoltà operative nell’installazione, l’importante è calcolare bene la distanza del plintino, posizionare bene le modine di posizionamento affinché il fulcro possa centrare perfettamente il fusto o il castello della pianta in fase di montaggio e mettere bene in bolla la guida che tiene le barre filettate e gabbia per l’armatura del plintino. Nel caso specifico dei carpini di Cart la parte sicuramente più complessa è stata il sollevamento delle piante con due gru che hanno lavorato in simultanea e l’istallazione dei cavi e dei puntelli momentanei per sostenere gli alberi al fine di riuscire a scavare nel punto corretto per la fondazione (gli alberi erano caduti proprio sopra al punto di scavo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Il Gazzettino di Treviso</title>
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				<pubDate>Mon, 13 Jan 2020 16:03:39 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Dicono di noi]]></category>

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				<description><![CDATA[IL gazzettino di treviso I dottori del verde &#60;&#60; Così salviamo gli alberi secolari &#62;&#62; I giovani tecnici trevigiani dell’azienda Terradice hanno fatto “rinascere” i carpini centenari di Feltre. &#160; IL RECUPERO LORIA Sotto la galleria verde creata dalle loro [&#8230;]]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p><strong>IL gazzettino di treviso </strong></p>
<p>I dottori del verde &lt;&lt; Così salviamo gli alberi secolari &gt;&gt;</p>
<p>I giovani tecnici trevigiani dell’azienda Terradice hanno fatto “rinascere” i carpini centenari di Feltre.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL RECUPERO</p>
<p>LORIA Sotto la galleria verde creata dalle loro chiome sono passati nobili e contadini, letterati e gli eserciti di due guerre mondiali, generazioni di cittadini, turisti e viaggiatori. Gli alberi di viale Cart, da oltre due secoli e mezzo, costituiscono un vero e proprio monumento vegetale della città di Feltre. Per tutto questo tempo hanno resistito alle intemperie: fino al lo scorso autunno, quando la tempesta Vaia, che ha devastato la montagna veneta, ne ha sradicato tre, nel tratto più significativo, in prossimità di Villa San liberale. Ora a salvare i tre carpini secolari sarà un’azienda trevigiana: la Terradice. La ditta, con sede a Loria, specializzata in progettazione, realizzazione e cura di aree verdi, ma anche restauri di giardini e parchi storici, ha ideato un innovativo progetto di recupero, in grado di salvaguardare l’identità ecologica, paesaggistica, storica e simbolica di un luogo così caratteristico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL MODELLO</p>
<p>Le alberature monumentali, infatti, rappresentano parte integrante del viale, pensato come scenografico rettifilo d’accesso a ben nove ville venete. Finora, in circostanze simili, le piante abbattute venivano sostituite con nuovi esemplari, ma era pio necessario attendere anni prima che questi raggiungessero le dimensioni dei compagni. Con le comprensibili conseguenze sull’effetto d’insieme. A Feltre, grazie alla sensibilità della comunità e dei proprietari della vicina villa San Liberale, gli alberi secolari, esseri viventi unici, schiantati dalla furia del vento con l’intera zolla radicale, non solo non andranno perduti, ma potranno tornare a vivere. &lt;&lt; E’ stato elaborato un programma di recupero mirato – spiega Mauro Guidolin, responsabile tecnico di Terradice – che preveda per le piante schiantate la ricollocazione in sede e l’applicazione di tecniche innovative di tutoraggio che consentano di mantenerle in posizione corretta senza comprometterne lo stato vegetativo e anzi, consentendo loro di vegetare nuovamente&lt;&lt;. Il cuore della soluzione è proprio una sorta di imbragatura:&lt;&lt; Il sistema di tutoraggio che abbiamo chiamato “I Fulcri” è costituito da strutture portanti curve in acciaio Cor- ten a tripla curvatura, studiata per consentire loro di essere solide ma elastiche e permettere all’albero il naturale movimento essendo al tempo stesso opere esteticamente belle e piacevoli. La particolare forma delle strutture, nonché nel loro dimensionamento, è dovuto anche al fatto che le alberature possono essere sostenute da un solo lato, dall’altro c’è la strada, e dal fatto che non si può rischiare di danneggiare le radici in prossimità della pianta, già delicata per la sua vetustà, per mettere in opera i plinti di fondazione&gt;&gt;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>SOLUZIONE SU MISURA</p>
<p>Il sistema è stato pensato su misura, ribadiscono gli esperti di Terradice che già hanno lavorato, tra l’altro, a Villa Emo di Fanzolo e a Villa Molon di Salgareda, ma potrà essere applicato, con i dovuti adeguanti, anche in altri contesti. I sostegni rimarranno per sempre, perché alberi di questa età e grandezza avrebbero problemi per “riancorarsi” al terreno. Ma il monumento verde di Viale di Cart potrà tornare a splendere.</p>
<p><strong>Mattia Zanardo </strong></p>
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		<title>Associazione Ville Venete</title>
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				<pubDate>Mon, 13 Jan 2020 15:29:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[treelab]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Dicono di noi]]></category>

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				<description><![CDATA[VILLE VENETE http://villevenetetour.it/blog/valorizziamo-patrimonio-giardini-storici mercoledì 30 gennaio 2019 Valorizziamo il patrimonio dei giardini storici &#160; Il complesso delle Ville Venete, i loro giardini e le coltivazioni di matrice storica che ancor oggi le caratterizzano – oltre quattromila dimore sparse in Veneto [&#8230;]]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>VILLE VENETE <a href="http://villevenetetour.it/blog/valorizziamo-patrimonio-giardini-storici">http://villevenetetour.it/blog/valorizziamo-patrimonio-giardini-storici</a></p>
<p>mercoledì 30 gennaio 2019</p>
<p><strong>Valorizziamo il patrimonio dei giardini storici</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il complesso delle Ville Venete, i loro giardini e le coltivazioni di matrice storica che ancor oggi le caratterizzano – oltre quattromila dimore sparse in Veneto e Friuli Venezia Giulia &#8211; costituiscono un patrimonio culturale unico al mondo e una straordinaria opportunità di nuovi circuiti turistico-culturali.</p>
<p>I parchi e i giardini storici delle Ville Venete sono contesti considerati a rischio, a volte in stato di semiabbandono o in parte compromessi</p>
<p>Sono la più parte le ville che conservano un parco di rilievo, che ospitano alberi esemplari e monumentali: promuoverne il recupero, ovvero gestire tutto il verde che circonda la Villa, quello rustico e quello ludico, dà l’opportunità di generare una vera e propria “garden route”, con programmi di viaggio ispirati al modello del Grand Tour ottocentesco.</p>
<p>Va sottolineata la delicatezza che contraddistingue questi contesti, che necessitano di approcci organici e multidisciplinari per la gestione architettonico-paesistica e per quella vegetale: la Villa e il suo compendio costituito generalmente da campagne e da un parco sono infatti un valore aggiunto per il territorio ove si collocano, ma sono anche contesti considerati a rischio, a volte in stato di semiabbandono o in parte compromessi, con costi di esercizio molto elevati e che richiedono competenze multisettoriali.</p>
<p>Non a caso è nato un accordo di collaborazione tra Terradice-Atelier del Paesaggio, azienda trevigiana specializzata nella gestione del verde, con particolare riguardo a quello storico, e L’Associazione per le Ville Venete, che da 40 anni affianca i proprietari nel complesso compito di tutela e valorizzazione delle loro antiche dimore.</p>
<p>“Siamo nati e cresciuti tra le Ville Venete e riteniamo che il nostro contributo sia importante nel lungo processo di valorizzazione gestito dall’Associazione”, ha detto Mauro Guidolin, titolare di Terradice-Atelier del Paesaggio. “Vogliamo diventare per i proprietari di Villa un solido punto di riferimento: ci proponiamo con una prima analisi esplorativa e offriamo ai proprietrai delle Ville Venete un listino convenzionato ed esclusivo, ma soprattutto offriamo competenza e la piena capacità di azione nel delicato ambito storico-architettonico-artistico e paesaggistico delle Ville”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Poter contare su di un partner giovane, competente e dinamico nel settore della gestione del paesaggio”,</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ha detto Alberto Passi, presidente dell’Associazione per le Ville Venete, “ci offre ulteriori, importanti garanzie di tutela e valorizzazione del patrimonio, perché il verde gioca un ruolo fondamentale all’interno del quadro di conservazione e recupero culturale e architettonico delle Ville Venete.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Siamo quindi entusiasti di avviare questa collaborazione che, non ho dubbi, si rivelerà fruttuosa ed utile per i parchi delle nostre ville”.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Gardenia &#8211; Villa Emo</title>
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				<pubDate>Mon, 13 Jan 2020 15:09:54 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Dicono di noi]]></category>

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				<description><![CDATA[GARDENIA VILLA EMO Grandi lavori in due giardini storici italiani Quasi ultimato il restauro del parco della Villa Reali di Marlia. Mentre a villa Emo rinasce lo straordinario filare di pioppi. Le piante riposano, i giardinieri lavorano. Tra gli interventi [&#8230;]]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>GARDENIA</p>
<p>VILLA EMO</p>
<p>Grandi lavori in due giardini storici italiani</p>
<p>Quasi ultimato il restauro del parco della Villa Reali di Marlia. Mentre a villa Emo rinasce lo straordinario filare di pioppi.</p>
<p>Le piante riposano, i giardinieri lavorano. Tra gli interventi più importanti attualmente in corso, quello della secentesca Villa Reale di Marlia, in Lucchesia (<a href="http://www.parcovillareale.it">www.parcovillareale.it</a>). I nuovi proprietari, una giovane coppia svizzera, hanno avviato un impegnativo lavoro di restauro: potatura di alberi e siepi, posa di un impianto di irrigazione, pulizia e riapertura dei ruscelli nascosti e dei percorsi inutilizzati da anni. Tra questi ultimi, i viali dove crescono camelie secolari, una trentina delle quali appartiene, biglietto ti a varietà antiche. Dal 1°marzo, quando il giardino riaprirà alle visite (tutti i giorni fino a ottobre, ore 10-18, biglietto 9 euro), il parco sarà tornato come nuovo. Compreso il suo straordinario teatro di verzura, scolpito nella vegetazione, dove nell’ottocento il violinista Nicolò Paganini si esibiva per la sorella di Napoleone, all’epoca proprietaria della dimora. Restaurati anche la Villa Reale e la palazzina dell’orologio.</p>
<p>L’altro giardino storico oggetto di restauro è quello della cinquecentesca Villa Emo (<a href="http://www.villaemo.org">www.villaemo.org</a>) a Fanzolo di Vedelago (Treviso). Costruita da Andrea Palladio, inserita dall’Unesco nella lista dei beni patrimonio dell’umanità, la villa ha tra i suoi tratti distintivi un doppio filare di pioppi (<em>Populus nigra</em> ‘italica’) lungo un chilometro e mezzo, che segna l’asse di accesso principale, e monumentale, alla villa della Via Postumia. Il peso degli anni, le malattie e i danni atmosferici avevano via via decimato gli alberi: di 200, ne erano rimasti solo una sessantina. Per riportare all’antico splendore il filare si è deciso di abbatterli e sostituirli con 230 nuovi esemplari della stessa varietà. Alti circa 5 metri (quelli abbattuti, piantati negli anni Trenta, raggiungevano i 30 metri), i pioppi torneranno presto a disegnare il paesaggio, ripristinando quelle simmetrie e prospettive tra villa e spazio circostante che contraddistinguono lo stile del Palladio. Dei lavori si è occupato Terradice Atelier del paesaggio</p>
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		<title>Villa Emo</title>
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				<pubDate>Mon, 13 Jan 2020 15:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[treelab]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Dicono di noi]]></category>

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				<description><![CDATA[https://www.villaemo.org/single-post/2017/01/20/Completata-la-piantumazione-del-filare-denominato-stradone-sud-di-Villa-Emo Completata la piantumazione del filare denominato stradone sud di Villa Emo A quasi due mesi dalla conferenza stampa di annuncio inizio lavori, è terminata la piantumazione del filare denominato stradone sud di Villa Emo. Durante i lavori, svolti in [&#8230;]]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.villaemo.org/single-post/2017/01/20/Completata-la-piantumazione-del-filare-denominato-stradone-sud-di-Villa-Emo">https://www.villaemo.org/single-post/2017/01/20/Completata-la-piantumazione-del-filare-denominato-stradone-sud-di-Villa-Emo</a></p>
<p>Completata la piantumazione del filare denominato stradone sud di Villa Emo</p>
<p>A quasi due mesi dalla conferenza stampa di annuncio inizio lavori, è terminata la piantumazione del filare denominato stradone sud di Villa Emo. Durante i lavori, svolti in gran parte tra dicembre e gennaio, sono state confermate le pessime condizioni dell’antico viale emerse dall’analisi preliminare fatta a inizio dell’appalto. “Dal punto di vista fitosanitario &#8211; racconta Mauro Guidolin di Terradice Atelier del paesaggio, ditta esecutrice dei lavori &#8211; i pioppi abbattuti presentavano ampie necrosi dovute all&#8217;età e carie diffuse che degradavano i tessuti legnosi (visibili già dall&#8217;esterno per la presenza di enormi carpofori, ossia i corpi fruttiferi della carie stessa, comunemente detti funghi). Scavando abbiamo trovato molte radici morte anche negli esemplari che conservavano all&#8217;esterno una discreta vitalità.”</p>
<p>Non sono mancate le sorprese e curiosità durante lo svolgimento dei lavori, come conferma Armando Cremasco, presidente della Fondazione Villa Emo Onlus: “su uno dei pioppi abbiamo trovato un vecchio ferro di cavallo, appeso da qualcuno su un tronco a ben 4 metri di altezza, mentre durante i lavori di scavo abbiamo rinvenuto i pezzi, ormai rotti, di una vecchia chiusa idraulica, probabilmente posizionata per l’irrigazione dell’antico filare.”</p>
<p>Quello della piantumazione del viale sud di Villa Emo è stato un grande lavoro anche nei numeri, che ha visto l&#8217;impiego di 10 operatori e 6 macchine operatrici che lavoravano in sinergia nei tempi stabiliti dal responsabile del cantiere. Le piante definitivamente messe a dimora sono 245, con il sostegno di 490 pali tutori, per piantare i quali si sono resi necessari più di 3.000 colpi di mazza, mentre sono stati ben 2,5 i km di fossati scavati. In totale le ore di lavoro sono state più di 1.000, sorvegliate da un fedele stormo di garzette, che senza timore sostavano a pochi metri dallo scavatore per predare lombrichi e altri insetti dalla terra appena smossa.</p>
<p>In attesa della comparsa delle prime foglie a primavera, ora manca solo la semina del prato, per la quale però è necessario attendere marzo, periodo in cui inizierà anche l’analisi delle sezioni di tronco, ora in asciugatura, prelevate a cura di Morena Bragagnolo del Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio coordinamento Asolano-Castellana, la cui analisi certamente riserverà altre preziose notizie sulla storia dell’ecosistema di Villa Emo.</p>
<p>Infine, Fondazione Villa Emo Onlus ricorda a tutti l’inaugurazione ufficiale del nuovo assetto dello stradone sud della villa, che si terra ad aprile, cui saranno invitate tutte le autorità, la cittadinanza e i numerosi visitatori.</p>
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